:: domenica, 28 gennaio 2007 ::
Che dire, che fare. Me e te. Per quella bocca storta e quei denti bianchi. Per quella voce che riesce a farmi riposare sulle parole che pronuncia.
Con le lacrime agli occhi per una serata partita quasi euforica. Dentro il bagno prima di imboccare la porta per uscire. Sotto lo scroscio della doccia a ripetersi che stasera sarà diverso. Che staserà sarò più serena, sarò me stessa e cristo decisa a dimostrare che posso stare bene ed essere splendida. Brillare per farmi ammirare, per ammaliare.
E invece no. Paraorecchie rossi e la sensazione di essere troppo poco perfetta.
E invece no. Rivedere nell’acqua del Po una seta che apparteneva solo al mare salentino. Presagio triste di un dopo ancor più malinconico.
Impazienza rampante, delusione a cena perché la mia cura nell’abbigliamento, quel tocco in più con cui mi dipingo l’anima solo nelle occasioni particolari, non può venire raccolto. Non era a cena.
E lo incontro solo lì, all’interno di una panetteria piena di gente accalcata per bere e mangiare focacce scadenti. Tra migliaia di persone, devo incontrare proprio lui. Assurdo. Assurdo perché le coincidenze non esistono. Lo incontro lì. Seguito da una dea dell’amore. Altamagrabiondaocchiazzurri. Tutto ciò che non sono io.
Lei. Lei occhi freddi e sfuggenti. Neppure mi guarda.
Lui. Lui un bacio sulla guancia. E un sorriso di sopresa, quasi. “Ehi martiii.”
Io. Io troppo ridicola e fuori luogo per essere spontanea. Unica frase. Ciao gli altri sono là. Poi ricevere un bacio quasi di ringraziamento. Un bacio che ho succhiato con labbra occhi e polmoni. Cervello e cuore.
Uscire di nuovo, raggiungere i ragazzi. Leggermente insicura. Come un tassello di me che si è perso per strada.
I ragazzi che ignoro e che mi ignorano. Giusta moneta per giusto stato d’animo. Né troppo, né poco.
A scalciare perché vorrei farmi guardare ballare. A scalciare perché lui non c’è. Perché gli altri non se ne interessano. Perché fanno finta di non sapere.
A scuotere chiedendo il seguito della serata. A pressare per andarcene. Per raggiungerlo, ovvio.
E si va. Si raggiunge. “hai freddo alle orecchie stasera?”
“Si. ... Oh, ti stanno bene, sono del colore degli occhiali”. Quanto vorrei baciarti. Quantovorreiavercuradite. Ti farei sentire. Quello che sono. Quello che tu sei per me. Quello che rispondono le mie emozioni quando ti vedo. E anche un pizzico di più.
Vorrei passeggiare con te in una sera d’inverno.
Anzi no, quello era Buzzati. Io vorrei guardarti la bocca mentre parli per desiderare mangiarla. Ridere con te quando intravedo le fossette affacciarsi sulle guance. Addormentarmi accarezzandoti il cotone dei capelli. Assumere il tuo profumo come una medicina. Riposare i pensieri nell’incavo del tuo collo. Trovare una pace mai sognata guardando i nostri piedi andare allo stesso ritmo camminando in un parco pieno di foglie. In silenzio. Perché ci sarebbe tanto silenzio, di quello buono. Di quel silenzio che non servono parole per spiegarlo, perché basterebbero gli occhi e le anime talmente pure da non aver bisogno d’altro.
Due che fanno uno. Uno più uno che rimane uno.
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:: giovedì, 11 maggio 2006 ::
Sono in vena di raccontini, quindi vi beccherete questa relazione dettagliata. Ero a una sorta di festa - non ricordo se fosse il party in un prato, o all'esterno di un locale. Sta di fatto che esco dalla cantina - dove ovviamente eravamo tutti a bere - e trovo Brad Pitt per terra, al telefono. Chiacchiero un pò con altre persone, e infine mi dirigo da lui. Mi siedo accanto e gli chiedo come sta. Lui mi guarda con quegli occhi (che credo potrebbero far morire anche una gatta cieca) e iniziamo a parlare del più e del meno. Poi, all'improvviso, ci baciamo, stretti stretti e davanti a tutti (e tuttE). Ok. Normale sogno romantico nei confronti di uno degli uomini più belli mai visti.
Sì, perchè stanotte ho fatto il mio solito sogno allucinante.
Dopo poco mi guarda e dice "ehi, ma ti ricordi che esattamente un anno fa eravamo nella stessa situazione?" Io mi osservo attorno, vedo le facce invidiose delle altre, sorrido compiaciuta, gli accarezzo i capelli lunghi (beh, certo, perchè è in versione "vi presento Joe Black", che più bello di così si muore) e lo bacio nuovamente. Poi lo accompagno alla stazione, dove deve prendere un treno, e mi chiede di partire con lui; io, chiaramente, dopo essermela tirata, all'ultimo secondo prendo e faccio un salto felino sul vagone.
E vissero tutti felici e contenti.
Quello che non è normale è che lui fa riferimento a un sogno che ho REALMENTE fatto un anno fa, con noi due protagonisti - quasi fossero le puntate di una telenovela. E' possibile che esista il sogno del sogno del sogno? Bah, con me non c'è niente da escludere.
Ma la cosa più allucinante è un'altra: il fatto che sì, ok, ero felice di Brad (e vaffanculo, direte voi), ma io in realtà avrei voluto Angelina Jolie. 
--- || 13:27 || Soffocatemi di commenti (4) || ---
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:: mercoledì, 28 dicembre 2005 ::
Adesso, con calma, vi mettete buoni buonini e mi spiegate per quale motivo non è possibile che non sia follemente innamorata di quest'uomo. Il principe azzurro, quella persona perfetta con cui prima o poi farò talmente tanti figli da superare la popolazione cinese (a costo di farlo nei sogni...) O, volendo, anche quest'altro. Se si tralascia il futile dettaglio che è morto annegato nel 97. ...ma uno in carne ed ossa, io, mai, eh? Dai, regalatemelo come pensierino di Natale in ritardo.



--- || 19:06 || Soffocatemi di commenti (2) || ---
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La sola regola eroica: essere soli soli soli. Quando passerai una giornata senza presupporre nè implicare in nessun tuo gesto o pensiero la presenza di altri, potrai chiamarti eroico. O altrimenti essere Cristo - cioè annientarsi. Ma l'hai detto ieri - nessuno rinuncia a ciò che conosce - e tu conosci troppe cose.
Chi si sbaglia è chi non capisce ancora il suo destino. Cioè non capisce qual è la risultante di tutto il suo passato - che qui segna l'avvenire. Ma lo capisca o no, glielo segna lo stesso. Ogni vita è quello che doveva essere.
[Cesare Pavese]

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