:: giovedì, 10 gennaio 2008 ::
Parti, ritorna. Non riesci nemmeno a riprendere un vecchio ritmo, una vecchia abitudine, che subito il treno fischia e l'odore di stantio dei sedili ti rientra nel naso per sei ore.
La velocità, sia della locomotiva sia della vita. Mai un attimo per fermarsi e riflettere. Su quello che si fa, su quello che si è e non si vuole essere. E su cosa vogliamo diventare. E su chi non vogliamo intorno.
Non c'è tempo. Non c'è tempo, il cancro del secolo. La frenesia. Il non pensare come forma di difesa.
Ma è così indispensabile vedere al di là di quella polvere che ricopre le persone. Al di là di quel velo che rende tutti simili, dello stesso colore, dello stesso odore.
Comunque.
Fa strano stare seduti sul letto, col mac sulle ginocchia, a scrivere di pensieri sconnessi e flussi di idee senza uno scopo ben preciso. Mentre nell'altra stanza c'è la coinquilina che ride divertita, parlando al telefono con il ragazzo lasciato lontano. E ritrovarsi con la faccia triste a pensare alla propria, di situazione, a una telefonata sussurrata perchè lui è in una lontanissima biblioteca, a preparare strani esami di filosofia, mentre la sua voce è quasi imbarazzata, rotta da silenzi vuoti. Niente da dire, niente da pensare. Niente da poter dire.
E la vita continua a scorrere, fregandosene di quello che avviene nella scatola dei giorni di ognuno. Come se tutto fosse davvero dettato dal caso, e non da un disegno preciso.
Il caos, legge universale, senza rimedi o banali speranze. Dovrebbe essere bello, solitamente lo è.
Ma non adesso. Non ora, non in questo calderone di volontà inespresse e desideri senza possibilità di realizzazione.
Risulta difficile anche concentrarsi sulla bellezza delle esperienze che sto facendo. Giornalismo, workshop, scritture, esercizi, concorsi. Conoscenza e curiosità.
E' che pretendere e puntare alla perfezione non sempre porta felicità. Anzi, quasi mai.
Porta solo a non fermarsi.

--- || 17:52 || Soffocatemi di commenti (4) || ---
pagine introverse
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La sola regola eroica: essere soli soli soli. Quando passerai una giornata senza presupporre nè implicare in nessun tuo gesto o pensiero la presenza di altri, potrai chiamarti eroico. O altrimenti essere Cristo - cioè annientarsi. Ma l'hai detto ieri - nessuno rinuncia a ciò che conosce - e tu conosci troppe cose.
Chi si sbaglia è chi non capisce ancora il suo destino. Cioè non capisce qual è la risultante di tutto il suo passato - che qui segna l'avvenire. Ma lo capisca o no, glielo segna lo stesso. Ogni vita è quello che doveva essere.
[Cesare Pavese]

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