:: giovedì, 30 marzo 2006 ::
Abbiate pietà della mia inettitudine degli ultimi giorni. Non scrivo, non rispondo ai commenti, lascio il blog alle ortiche. Eh oh, se non fosse un qualcosa di virtuale e sospeso per aria, sarebbe già invaso dalla gramigna.
Mh. E' che ho la febbre molto alta da domenica, e sinceramente tenere gli occhi aperti per scrivere qualcosa di forzato non fa per me.
Tutto qua. Ora andate, che avete la mia benedizione!!
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:: venerdì, 24 marzo 2006 ::
Era vero. Probabilmente tutti e quattro avevamo una zona riservata, però il territorio reale delle nostre vite era quello che condividevamo. Il resto, la particella privata dove ciascuno soffre in silenzio, esisteva, certo che esisteva, ma per vederla bisognava affacciarsi di dentro, e chi ha voglia di farlo? Io nascondevo la mia in un angolino, dietro all'eccessiva importanza conferita a quel viaggio tra amici, placandola con le birre; o forse avevo già ordinato il primo whisky della giornata solo per metterla a tacere, se mi accorgevo che lottava per uscire allo scoperto. Ma non importa. Anche loro la nascondevano. Con la scrupolosa disinfestazione sentimentale che sta alla base di una sana amicizia. Cose di cui non si parla. Quasi mai. Il viaggio significava vivere, godersi la sensazione sempre più rara di respirare, di muoversi da soli, di credersi padroni del proprio destino. Il bisogno di abbandonare gli obblighi, di metterli in un angolo. Per Raùl era evadere da quell'ultimo anno che aveva buttato la sua vita a gambe all'aria. Non era rimasta traccia del disegnatore che aspirava a dipingere, ora trasformato in marito, padre e contabile. Quando sarò in pensione avrò tutto il tempo per dipingere, no? Quanto a Blas, l'unico modo per crogiolarsi nei suoi fallimenti professionali e sentimentali era quando ci consentiva di riderci su. Forse il farlo dava un senso alle sue scaramucce sessuali, ai dieci anni che ci aveva messo a fare l'università, all'ultimo esame che gli mancava per laurearsi, e che avrebbe dovuto sostenere tra un mese. Per lui, e detto con le sue parole, le ore avevano sessanta minuti solo quando noi quattro stavamo insieme. E parlava sul serio. Possedeva l'invidiabile capacità di plasmare l'evento più banale dandogli un sapore di leggenda, mitizzava le avventure tra amici, le stesse che magari un altro avrebbe considerato insulsi passatempi. David Trueba - Quattro amici
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pagine altrui
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:: mercoledì, 22 marzo 2006 ::
Sotto un cielo di nebbia che cielo non e' e' un altro giorno insicuro che io passo con te E ci troviamo qua tra lampioni e vetrine tra pezzi di scarpe liquori e cucine E' stato forse per noia o per mancanza di vino siamo usciti di casa e andati incontro al destino destino normale fatto di punch e giornale di risate spremute e di parole taciute E' una giornata senza pretese e non ci succede una volta al mese Stiamo qua abbracciati ad aspettare la sera e se mi guardi io non ti vedo ma mi ricordo del nostro amore stiamo qua messi qua ad aspettare la sera E i miei occhi coi tuoi vanno incontro alla strada sui motori e le luci brilla altera la luna e non parliamo di niente in questa scura pianura L'auto va dolcemente dentro la notte piu' scura E' una giornata senza pretese e non ci succede una volta al mese Stiamo qua abbracciati ad aspettare la sera e se mi guardi io non ti vedo ma mi ricordo del nostro amore stiamo qua messi qua ad aspettare la sera... Vinicio Capossela
--- || 14:11 || Soffocatemi di commenti (6) || ---
pagine di musica
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:: lunedì, 20 marzo 2006 ::
Perchè anche gli amici mi devono prendere per il culo? Chiacchierata su messenger con un ragazzo che non vedo da un bel pò. (il nome rimarrà celato per un discorso di privacy).
M: prrrrrrrrr (tentativo di emulare una pernacchia)
Mr X: eh dopo questa....sei anche tu un membro onorario della LIPP
M: di che?
Mr X: LEGA ITALIANA PROTEZIONE PICCIONI
M: ah...ma chi sarebbero i membri?
Mr X: TE E POVIA.
Questa è stata la goccia che ha fatto rompere in mille pezzi il vaso della mia giornata.
--- || 14:56 || Soffocatemi di commenti (2) || ---
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:: martedì, 14 marzo 2006 ::
Ada, Ada...io sono infelice. Perchè ti voglio, perchè la mia mente si accanisce su di te e non sa pensare ad altro. Per questo soffro. Sono...sono malato di desiderio. Non mangio più, non dormo più. Ada, se sei venuta e non senti niente per me, vattene. The piano - directed by Jane Campion
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:: lunedì, 13 marzo 2006 ::
Quando succede qualcosa di orribile. Quando non sai come poter essere d'aiuto a una persona a cui vuoi bene. Quando non riesci a dirle quanto ci tieni. Quando non sai come esprimere l'affetto e la vicinanza. Quando è lei a consolarti, mentre in realtà dovrebbe proprio essere il contrario. Quando la forza che credevi di poter dare a questa persona la ricevi da lei. Quando la vita è talmente grottesca che toglie il respiro. Quando ti accorgi che la fragilità è l'unica cosa che possiedi. Quando l'unica certezza è il dolore. Quando si è in un limbo di emozioni che anche una piuma sembra capace di schiacciarti. Quando scegli di farti calpestare dal male. Quando diventi incapace di sorreggere l'altra persona. Quando anche un sorriso è difficile da donare. Quando la morte prende il sopravvento. Quando si spezza negli occhi qualcosa. Quando vorresti masticare la disperazione dell'altra persona. Quando in realtà diventa difficile anche respirare. E le tenebre, la rovina, la Morte Rossa stabilirono su ogni cosa il loro dominio incontrastato.
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:: mercoledì, 01 marzo 2006 ::
RagaSSuoli, domani parto. Mi aspetta Dublino, in tutta la sua bellezza di città irlandese. E anche nella sua bellezza di Guinness, s'intende. Starò via per una settimana - non che scriva molto in questo periodo, però vi avverto, almeno. ps: giù le mani che mozzico.
Le novità sono che sono stata anche 3 giorni a Monaco.
E che mi sono innamorata del ragazzo più bello e perfetto del mondo.
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La sola regola eroica: essere soli soli soli. Quando passerai una giornata senza presupporre nè implicare in nessun tuo gesto o pensiero la presenza di altri, potrai chiamarti eroico. O altrimenti essere Cristo - cioè annientarsi. Ma l'hai detto ieri - nessuno rinuncia a ciò che conosce - e tu conosci troppe cose.
Chi si sbaglia è chi non capisce ancora il suo destino. Cioè non capisce qual è la risultante di tutto il suo passato - che qui segna l'avvenire. Ma lo capisca o no, glielo segna lo stesso. Ogni vita è quello che doveva essere.
[Cesare Pavese]

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