:: lunedì, 23 gennaio 2006 ::
Eravamo un mucchio di esistenti impacciati, imbarazzati da noi stessi, non avevamo la minima ragione d'esser lì, né gli uni né gli altri, ciascun esistente, confuso, vagamente inquieto si sentiva di troppo in rapporto agli altri. Di troppo: era il solo rapporto ch'io potessi stabilire tra quegli alberi, quelle cancellate, quei ciottoli. Invano cercavo di contare i castagni, di situarli in rapporto alla Velleda, di confrontare la loro altezza con quella dei platani: ciascuno di essi sfuggiva dalle relazioni nelle quali io cercavo di rinchiuderli, s'isolava, traboccava. Di queste relazioni (che m'ostinavo a mantenere per ritardare il crollo del mondo umano, il mondo delle misure, delle quantità, delle direzioni) sentivo l'arbitrarietà; non avevano più mordente sulle cose. Di troppo, il castagno, lì davanti a me, un po' a sinistra. Di troppo la Velleda… Ed io - fiacco, illanguidito, osceno, digerente, pieno di cupi pensieri - anch'io ero di troppo. Fortunatamente non lo sentivo, più che altro lo comprendevo, ma ero a disagio perché avevo paura di sentirlo (anche adesso ho paura - ho paura che questo mi prenda dietro la testa e mi sollevi come un'onda). Pensavo vagamente di sopprimermi, per annientare almeno una di queste esistenze superflue. Ma la mia stessa morte sarebbe stata di troppo. Di troppo il mio cadavere, il mio sangue su quei ciottoli, tra quelle piante, in fondo a quel giardino sorridente. E la carne corrosa sarebbe stata di troppo nella terra che l'avrebbe ricevuta, e le mie ossa, infine, ripulite, scorticate, nette e pulite come denti, sarebbero state anch'esse di troppo: io ero di troppo per l'eternità. Sartre - La Nausea A proposito di Sartre. Mi è ricapitato in mano questo suo libro, letto durante l'adolescenza, in uno di quei periodi bui e di depressione che hanno costellato i miei anni passati - e sì, ok, anche i presenti - ed è inquietante ricordare il motivo per cui lo amavo così tanto.
Perchè mi rendeva cosciente del mio essere superflua.
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pagine altrui
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:: sabato, 21 gennaio 2006 ::
E’ strano il momento in cui ti siedi al bancone d’un bar, prendi un cocktail a caso e inizi a guardarti intorno. Le facce sono le stesse, dei soliti conoscenti – troppo conosciute per non essere salutate, troppo estranee per iniziare a parlarci. Le facce sono le stesse, e tu sei in mezzo al loro. Ed è proprio in quel preciso secondo che scattano le riflessioni. Quello è un limbo di attese, di desideri inespressi, di risate altrui esageratamente stridule per essere ignorate; è un conflitto, un atroce duello tra sé e il resto del mondo. Sì, perché è proprio mentre gli altri, intorno, si abbracciano e scherzano amichevolmente, capisci come certe strade s’incontrino senza un esplicito senso e rimangano intrecciate per sempre, mentre molte altre – la maggioranza – sono parallele, senza neppure un punto d’incontro. Strade che seguono direzioni opposte. Nate da luoghi diversi, destinate a cammini diversi. Tranquillamente, nell’ordine degli eventi. In fondo sei ciò che gli altri non vedono.
Solitude standing.
E covi dentro il merito di conoscere queste sottili sfumature. Mentre il bicchiere a poco a poco si svuota, e il tuo stomaco si riempie di bevande alcoliche, con gorgoglii a cui ormai sei abituata. 
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:: venerdì, 20 gennaio 2006 ::
I know you're a woman By the way you burn below I'll tell you secrets so good You'll never tell a soul Come closer, that bonfire holds his life like stones My years, my life unknown Diamonds from the pavement Where a broken glass had been Just like these troubles that I'm leaving to the wind Like sapphires in boxcars speeding towards the end Like thieves, my bad luck grows Jewel box of sadness Bring to catch your tear Crystalize illusion shine forgot I'm here Jewel box of sadness Bring to catch your tear Oh, you left some stars in my belly Star crossed child's love on the bands of wedding gold Silver studs of promise hide in the red crushed velvet folds Inaction, intention, like emeralds I stole My speech of custom gold I think I ought to know Jewel box of sadness Bring to catch your tears Crystalize illusion shine, forgot I'm here Jewel box of sadness Bring to catch your tear Oh, you left some stars in my belly You left some stars in my belly You left some star in my belly. Jeff Buckley - Jewel Box
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pagine di musica
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:: lunedì, 16 gennaio 2006 ::
Ormai, -Doc ha iniziato una moda. [link]
E, ovviamente, da brava maniaca, seguo a ruota, con l'approvazione di Fra.
Bene, anch'io vi propongo il collage di volti, che si estendono dalla letteratura, alla pittura, alla musica, al cinema. A voi riuscire a capire chi sono. Io però non propongo premi, ma solo un'occasione per sfidare le vostre conoscenze. E comunque mi sono davvero rotta le palle nel fare questo puzzle di copia-incolla. Almeno, datemi la soddisfazione di provare a indovinare qualche nome...
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pagine di test psicotici
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:: martedì, 10 gennaio 2006 ::
Non ricordo dove la lessi. Ma mi colpì moltissimo. Una domanda semplice quanto decisiva. Icaro scelse di volare, di sfidare gli dèi e i limiti umani. Come tutti sappiamo, le ali di cera si sciolsero con il progressivo avvicinarsi al calore del sole. Ebbene, quella sconfitta fu per dare una lezione all'uomo, facendolo rientrare nei propri schemi imposti, oppure fu un insegnamento per fargli comprendere che con ali più resistenti avrebbe volato più in alto?
Per quanto riguarda il mondo dei sogni e della determinazione, io credo nella seconda risposta. Perchè la fantomatica frase, tanto scontata quanto sottovalutata, è verissima. Volere è potere. E su questo non si discute. Soprattutto per me, che da sempre ottengo ciò che voglio. Che sia volare. O che sia realizzare i miei desideri, qualunque essi siano.
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:: lunedì, 09 gennaio 2006 ::
Verdena
Dipingimi distorto come un angelo anormale che cade Offendimi, se odiare è un crimine il prezzo è uguale e fa male E vedo te, io e te, niente conta in fondo Illumina annulla le paure oh luna nulla è uguale Sarò così onesto come se tu fossi il mare, il mare E vedo te, io e te, niente conta e crolla, crolla E vedo te, io e te, niente conta in fondo.

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pagine di musica
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:: sabato, 07 gennaio 2006 ::
Grazie a Try ho fatto la conoscenza di queste meravigliose strip. Tre sono bellissime, favolose, ineguagliabili:
Il pony - che è quello che pensavo anch'io da piccola.
Calzature moderne - la verità che nessuno osa mai dire.
Il fidanzato - inutile ricordarvi che anch'io sono nella stessa situazione...
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:: venerdì, 06 gennaio 2006 ::
Passare cinque giorni in casa da sola non è uno scherzo. Mi sveglio agli orari più impensabili, non mettendo la sveglia. Pranzo alle quattro di pomeriggio con quello che trovo nel freezer, e di conseguenza non ceno. Mi limito a mangiare patatine rinsecchite mentre mi rimpinzo di birra, in un pub a casaccio. Trascorro le nottate all'aperto, forte dell'idea che non c'è nessuno ad attendermi a casa. Bevo, bevo davanti al computer mentre fumo una sigaretta di gusto. Cosa che solitamente non posso fare. Salto sul lettone dei miei come se avessi otto anni. Lascio le scarpe ed i vestiti in giro, tanto non c'è nessuno a rimproverarmi. Mangio in camera da letto. Non butto l'immondizia da giorni. Lascio lo stereo a palla e la televisione accesa anche se non sono in quella stanza. Faccio cene a base di vino. Cene che si tramutano in festini.
E non so più che giorno è oggi. Perdo la cognizione del tempo, dei doveri e di quello che ho attorno. Mi sento libera, silenziosamente e in modo discreto. Lo sarò ancora per poco, prima di tornare alla routine del tempo e delle grigie giornate invernali.
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:: martedì, 03 gennaio 2006 ::
Preludio: Rossella ti vorrei uccidere. Va beh, dettagli. REGOLAMENTO: Il 1° giocatore di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "5 tue strane abitudini" e le persone che vengono indicate a scrivere 1 messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal. Non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o web journal che dice "sei stato scelto" (se accettano commento) e ditegli di leggere il vostro.
LE MIE 5 STRANE ABITUDINI
1. Bere caffelatte agli orari più impensabili del giorno.
2. Fumare una sigaretta non appena salgo in qualsiasi auto.
3. Avere sempre dietro burrocacao e ipod.
4. Contare il numero delle lettere di una frase per vedere se sono pari o dispari.
5. Camminare solo su determinate mattonelle del selciato in città.
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:: lunedì, 02 gennaio 2006 ::
È viva la tua anima? E lascia che si nutra! Non lasciare balconi da scalare, né bianchi seni su cui riposare, né teste d´oro con guanciali da spartire. || Edgar Lee Masters ||
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:: lunedì, 02 gennaio 2006 ::
Elio e le Storie Tese dedicano questa canzone alla Fiat Cinquecento. Sì, perchè quella bastarda stamani mi ha abbandonata nuovamente. S'è fermata, e quei brum brum non sono proprio salutari. Sembro io con la tosse da nicotina. Quindi...maledetta Cinquecento. Che stronza.
Come faranno 4 elefanti a stare in una Cinquecento?
Due davanti e due di dietro.
Come faro' a far l'amore in Cinquecento, con te davanti e il cambio dietro turbato dal presentimento di Cinquecento casse integrazioni, Cinquecento bei milioni, Cinquecento voti alle elezioni ?
Elio e le Storie Tese dedicano questa belissima canzone alla Fiat Cinquecento.
E sono 50000 di bocca e 100000 scopare.
Cinquecento, coi tuoi problemi di avviamento, quell'avventura del momento. Cinquecento, brum bruuuuuuum.
Cinquecento, in camporella Cinquecento. E il posteggio e' facilitato.
Elio e le Storie Tese hanno dedicato questa simpaticissima canzone alla Fiat Cinquecento.
--- || 11:21 || Soffocatemi di commenti || ---
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:: domenica, 01 gennaio 2006 ::
I wake up in the morning sun I work 'til I'm done I never look at the clock I'm living out of time in my cocoon smooth like water running down my throat days slide away drawing signs I look ahead and back behind to see if my traces can make a straight line the kids are laughing outside no one looks at the sky sure it's gonna rain and it's getting cold the wind starts to blow while something's shaking my soul like a tree but this time I know yeah this time I know it's simply you so I'll see you soon well I'm here waiting || Elisa - Interlude ||
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La sola regola eroica: essere soli soli soli. Quando passerai una giornata senza presupporre nè implicare in nessun tuo gesto o pensiero la presenza di altri, potrai chiamarti eroico. O altrimenti essere Cristo - cioè annientarsi. Ma l'hai detto ieri - nessuno rinuncia a ciò che conosce - e tu conosci troppe cose.
Chi si sbaglia è chi non capisce ancora il suo destino. Cioè non capisce qual è la risultante di tutto il suo passato - che qui segna l'avvenire. Ma lo capisca o no, glielo segna lo stesso. Ogni vita è quello che doveva essere.
[Cesare Pavese]

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