:: mercoledì, 30 novembre 2005 ::

...oggi andrò a fare il tatuaggio.
Speriamo che non muoia sotto gli aghi ç_ç

Welcome to my life, tattoo
We've a long time together, me and you
I expect I'll regret you
But the skin graft man won't get you
You'll be there when I die
Tattoo

Dio, certo che fa schifo.
Doveva essere la metà, e non un mostruoso coso enorme sopra alla chiappa sinistra. Bastardo d'un tatuatore, che me l'ha stravolto direttamente su pelle, senza che io potessi vedere nulla. E' orribile, volgare e pesante. E soprattutto non sembra uno stregatto!
Voglio morire ç_ç

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:: domenica, 27 novembre 2005 ::

Già, oggi sono portata all'autodistruzione.
Ho mal di stomaco, mal di testa, la nausea e vorrei vomitare. Maledette sbronze del sabato. Mi sento debole, e incapace di fare qualsiasi cosa. Poi il tempo è disgustoso. Piove, piove e fa freddo. Tira un vento gelido, di quelli che ti tagliano il volto appena esci di casa. E' domenica. Ascolto Vinicio Capossela e in questo momento la mia tendenza all'annichilimento sta raggiungendo livelli epici. Ho scritto una sorta di "racconto-lettera" per un ragazzo che ieri ha festeggiato gli anni. E' uno stronzo, si comporta da stronzo indossando maschere che non gli appartengono. Gli ho comprato "il marinaio" di Pessoa, per l'appunto, e questa lettera gliel'ho inserita lì dentro, dopo l'ultima pagina. Gli ho chiesto di vederci anche solo cinque minuti per dargli sto benedetto regalo, e ovviamente m'ha ignorata. Un esempio per esprimere l'amarezza che ho sempre in bocca.
Odio l'indifferenza. Concreta, costruita, di comodo. La odio in tutte le sue forme, proprio come odio l'arroganza. Mi fanno star male, perchè mi vedo sbattere porte in faccia, con conseguente naso che cola sangue. E io, da sola, a tentare di curarmelo. Ma quando qualcosa si rompe, si rompe, e anche col migliore super attack del mondo non tornerà mai come prima.
Oggi mi sento così. Mood tipico delle giornate di fine novembre. Domenica. Solitudine. Nausea. Apatia. Depressione
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:: sabato, 26 novembre 2005 ::

Odio mia madre.
Eravamo a tavola, mi stavo prendendo il caffelatte (beh, si, perchè non si può bere il caffelatte al posto del caffè? Un tazzone pieno di latte, caffè e zucchero, e una sigaretta dopo...cosa c'è di meglio?TSK.), e in tivù c'era "appuntamento al cinema". Passa il trailer del film di Melissa P, e mia mamma:
- Oh, ma è quella ragazza che ha scritto quella storia porno?
- Mammina cara (detto in modo ironico, s'intende), è lei, però non è che ha fatto scalpore perchè ha scritto pornografia, ma perchè l'ha scritta dal punto di vista di un'adolescente.

- ...
-Beh, che vuoi che sia, anch'io ho scritto qualche racconto "erotico", se così si può chiamare.
- (faccia sbigottita e due occhi che pare dicano cristo ho partorito un'aliena). Pausa. Colpetto di tosse. "spero almeno che tu non abbia fatto una cosa a tre come lei...comunque me li fai leggere? Magari diventi brava come lei..."
- (spruzzo davanti a me il caffelatte che avevo in bocca, praticamente vomito l'anima e ho desideri di morte nei confronti di mia madre.)

 

 

Ma si potrà avere un genitore che SI AUGURA CHE DIVENTI COME MELISSA P?
sono depressa ç_ç°

 

 

 

 

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:: venerdì, 25 novembre 2005 ::

- E' sera, siamo seduti sulla scalinata del tuo palazzo, spira un pò di vento, - rispose Marco Polo. - Qualsiasi paese le mie parole evochino intorno a te, lo vedrai da un osservatorio situato come il tuo, anche se al posto della reggia c'è un villaggio di palafitte e se la brezza porta l'odore di un estuario fangoso.
- Il mio sguardo è quello di chi sta assorto e medita, lo ammetto. Ma il tuo? Tu attraversi arcipelaghi, tundre, catene di montagne. tanto varrebbe che non ti muovessi di qui.
Il veneziano sapeva che quando Kublai se la prendeva con lui era per seguire meglio il filo d'un suo ragionamento; e che le sue risposte e obiezioni trovavano il loro posto in un discorso che già si svolgeva per conto suo, nella testa del Gran Kan. Ossia, tra loro era indifferente che quesiti e soluzioni fossero enunciati ad alta voce o che ognuno dei due continuasse a rimuginarli in silenzio. Difatti stavano muti, a occhi socchiusi, adagiati su cuscini, dondolando su amache, fumando lunghe pipe d'ambra.
Marco Polo immaginava di rispondere (o Kublai Kan immaginava la sua risposta) che più si perdeva in quartieri sconosciuti di città lontane, più capiva le altre città che aveva attraversato per giungere fin là, e ripercorreva le tappe dei suoi viaggi, e imparava a conoscere il porto da cui era salpato, e i luoghi familiari della sua giovinezza, e i dintorni di casa, e un campiello di Venezia dove correva da bambino.
A questo punto Kublai l'interrompeva o immaginava d'interromperlo, o Marco Polo immaginava d'essere interrotto, con una domanda come: - Avanzi col capo voltato sempre all'indietro? - oppure: - Ciò che vedi è sempre alle tue spalle? - o meglio: - il tuo viaggio si svolge solo nel passato?
Tutto perchè Marco Polo potesse spiegare o immaginare di spiegare o essere immaginato spiegare o riuscire finalmente a spiegare a se stesso che quello che lui cercava era sempre qualcosa davanti a sé, e anche se si trattava del passato era un passato che cambiava man mano egli avanzava nel suo viaggio, perchè il passato del viaggiatore cambia a seconda dell'itinerario compiuto, non diciamo il passato prossimo cui ogni giorno che passa aggiunge un giorno, ma il passato più remoto. Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d'avere: l'estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più ti aspetta al varco nei luoghi estranei o non posseduti.
Marco entra in una città; vede qualcuno in una piazza vivere una vita o un istante che potevano essere suoi; al posto di quell'uomo ora avrebbe potuto esserci lui se si fosse fermato nel tempo tanto tempo prima, oppure se tanto tempo prima a un crocevia invece di prendere una strada avesse preso quella opposta e dopo un lungo giro fosse venuto a trovarsi al posto di quell'uomo in quella piazza. Ormai, da quel suo passato vero o ipotetico, lui è escluso; non può fermarsi; deve proseguire fino a un'altra città dove lo aspetta un altro suo passato, o qualcosa che forse era stato un suo possibile futuro e ora è il presente di qualcun altro. I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi.
- Viaggi per rivivere il tuo passato? - era a questo punto la domanda del Kan, che poteva anche essere formulata così: - Viaggi per ritrovare il tuo futuro?
E la risposta di Marco: - L'altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiaotre riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà.

|| Italo Calvino - Le città Invisibili ||

Ok, ok, scusatemi...sto scrivendo troppo di letteratura e poco di me, negli ultimi tempi. Ma cosa volete farci? Ritrovo dei pezzi - sui viaggi, su di sè, sul proprio passato e sul proprio futuro - che non possono rimanere nelle pagine d'un libro e basta.

--- || 21:06 || Soffocatemi di commenti (5) || ---
pagine altrui

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:: giovedì, 24 novembre 2005 ::

Il soldato venne a bussare alla porta dell regina,
disse: “non combatterò mai più per te”.
La regina sapeva di avere già visto quel viso,
e lentamente lo lasciò entrare

Le disse: "ho osservato il tuo palazzo sulla collina
e mi sono chiesto chi fosse la donna per cui ammazzavamo,
ma domani me ne andrò, e tu fa’ come vuoi,
però voglio almeno chiederti il perché"

Fu condotto attraverso il corridoio stretto e lungo
fino alle sue stanze, tappezzate di rosso,
e lei non si era mai tolta la corona di testa
e gli chiese di sedersi

Le disse: “ora posso vederti, e sei così giovane
ma io ho visto più battaglie perse che vinte,
e ho questa sensazione: che tutto questo sia per il tuo divertimento;
ed ora mi vuoi dire il perché?"

La giovane regina lo fissò con occhi arroganti,
disse “non capiresti, e non dovresti neppure provarci”
ma il suo viso era da bambina, lui pensò che stesse per piangere,
invece si chiuse proprio come un ventaglio

Gli disse: “ho ingoiato un filo segreto che mi brucia
e mi taglia dentro, e spesso mi ha fatto sanguinare"
Lui le impose la mano sul capo
e la piegò fino al pavimento:

“Dimmi quanto sei affamata, quanto ti senti vulnerabile,
visto che vivi qui, sola, senza mai mostrarti;
ma io non marcerò mai più sui tuoi campi di battaglia"
e la portò alla finestra, per guardare fuori

Ed il sole era d'oro, nonostante il cielo grigio
e non le riuscì di dire quanto desiderasse tutto questo,
ma sapeva quanto ciò la spaventasse, e si voltò.
Non lo avrebbe più guardato negli occhi

Lui le disse: “voglio vivere da uomo onesto,
prendermi ciò di cui ho bisogno, dare tutto ciò che posso,
ed amare una donna che non capisco;
la tua altezzosità, i tuoi modi sono così strani"

Ma la corona era cascata, e lei pensò che si sarebbe potuta rompere,
e restava lì, paralizzata da quanto le facesse male al cuore.
Lo accompagnò alla porta, e gli chiese di attenderla:
sarebbe rimasta dentro un solo momento

Il suo ordine fu udito da molto lontano,
ed il soldato fu giustiziato, senza aver ottenuto risposta,
e mentre la regina riprendeva a soffocare nella solitudine che si era scelta,
fuori, la battaglia proseguiva.

|| Suzanne Vega - The Queen and the Soldier ||

ad E... (ogni riferimento è puramente casuale.)
EDIT il 25 novembre...perchè I SAPUTELLI non sono mai contenti...

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pagine di musica

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:: martedì, 22 novembre 2005 ::

Come in questi momenti. Non ho voglia di fare praticamente nulla tranne che chattare o lobotomizzarmi davanti al pc, ma ormai è diventata una consuetudine, questa.
Prima sentivo di là delle voci vuote, che parlavano al vento, una cortese e indifferente abitudine. Certe volte me li immagino come dei manichini. Lisci, liscissimi manichini color carne, che simulano delle persone vere. Con i capelli di plastica e gli occhi dipinti. Hanno un’espressione talmente svanita. I manichini. E anche i miei. In generale – molte persone che mi circondano.
Comunque. Mi hanno sempre inquietato. Da piccola credevo che fossero persone vere pagate per stare immobili dentro ai negozi. Quando mi rendevo conto che erano una bugia, una finzione, ci rimanevo male. Davvero, malissimo. E’ un po’ quello che succede con le persone.
Le persone sono manichini.
Magari suona strano detto così, ma è vero.
Pensateci. Fanno ciò che in genere viene loro detto di fare. I manichini rimangono in quella posizione finché qualche commesso non va a spostarli. Pensateci. Hanno espressioni ipocrite. Un sorriso fittizio. I manichini ce l’hanno colorato in faccia da quando escono dalla fabbrica. Non ho forse ragione?
Forse sto parlando al vento, discorsi retorici e lamentosi senza un significato.

  

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:: domenica, 20 novembre 2005 ::

Goditi potere e bellezza della tua gioventù.
Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto. E in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava. Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non t'erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio. Fa' una cosa, ogni giorno che sei spaventato. Canta. Non esser crudele col cuore degli altri. Non tollerare la gente che è crudele col tuo. Lavati i denti. Non perder tempo con l'invidia. A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso. Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente dimmi come si fa. Conserva tutte le vecchie lettere d'amore, butta i vecchi estratti conto. Rilassati. Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno. Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno. Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant'anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro. Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E' il più grande strumento che potrai mai avere. Balla. Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno. Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza. Ti faranno solo sentire orrendo. Cerca di conoscere i tuoi genitori. Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli. Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro. Renditi conto che gli amici vanno e vengono. Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno. Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita, perche più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane. Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca. Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca. Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant'anni sembreranno di un ottantacinquenne. Sii cauto nell'accettare consigli, mal sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga. Ma accetta il consiglio... per questa volta.

|| The Big Kahuna ||

Ho ritrovato, nei meandri dell'hard-disk, questo vecchio monologo che faceva il protagonista del film alla fine. E mi sono ricordata di quanto lo leggevo (all'età di 16, 17 anni eh) e di quanto cercassi di seguire i consigli che dà.
Certo, alcuni consigli sono ancora più che validi, ma sembra quasi una lista della spesa per chi non sa dove sbattere la testa e si deve appoggiare a una voce narrante per affidarle il corso della propria vita. L'ho riportato perchè, a parte tutto, è carino, e mi ricorda l'adolescenza...sono in una fase malinconica, d'accordo?

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pagine altrui

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:: sabato, 19 novembre 2005 ::

...e fatevi un paio di risate. Le mie fotografie...
*sospirone dettato dalla malinconia*

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:: giovedì, 17 novembre 2005 ::

Perdonatemi se negli ultimi post parlo solo di Baricco. Ma stasera, cercando su Google alcune notizie sulla scuola Holden, mi sono imbattuta su questa pagina di commenti e mi sono innervosita. Ve ne riporto alcuni.


Non perdete tempo a leggere le sue pagine vuote. Non sprecate denaro comprando i suoi libri, o le cassette che videoregistrano il Baricco narrante. Non visitate le troppo numerose pagine web a lui dedicate. E per carità tenetevi lontani dalla sua scuola di scrittura.
Baricco sta lì con i suoi ricciolini, intento ad ascoltarsi e a guardarsi al suo specchio. Per lui è più importante la scena televisiva della faticosa scrittura. Scrive, in realtà, per potersi presentare in televisione come scrittore, e non come semplice esibizionista, alla Carlo Massarini.
La sua reale vocazione è quella dell'affabulatore, del moderno narratore orale, ma un narratore che ha bisogno della luce dei riflettori e della mediazione mediatica. Raccontata per strada, o anche presentata dal vivo in un teatro, il gioco di prestigio della sua parola raccontata perde ogni attrattiva, si mostra in tutta la sua miseria di sforzo di volontà di un arrivista, di un contemporaneo Bel-Ami. Il romanzo di Maupassant si conclude quando Bel-Ami giunge al culmine del successo: si ferma lì, perché l'autore non è in grado di raccontare il discendere della china, e cioè il passaggio della mezza età, oltre la quale l'io adulto impara a convivere con l'idea della morte, o per dirla altrimenti quando l'autore si pone il problema del senso della sua opera come opera destinata a sopravvivere dopo la morte. Questo passaggio Maupassant non vuole raccontarlo, perché non può accettarlo: e infatti morirà a quarantatré anni, ricco e famoso, ma consumato dal troppo correre. Eppure Maupassant, scrivendo, riflette autobiograficamente attorno alla propria contraddizione – contraddizione tra successo e valore, tra effimero e opera destinata a durare – ed è per questo che le sue opere, attualissime, parlano ancora oggi a noi. Baricco ricciolino in jeans non è che un personaggio di Maupassant. Troppa fatica cercare di essere Maupassant. Maupassant viveva sulla scena pubblica. Ma, allevato alla scuola di Flaubert, sudava sulle sue pagine con severa disciplina. Baricco, profeta del facilmente bello, dell'apparentemente bello, si accontenta di essere un personaggio di Maupassant. E per evitare di riflettere sulla dura disciplina della scrittura, prima di avere effettivamente appreso a scrivere fonda una scuola di scrittura. Si insegna spesso per nascondere a noi stessi ciò che non abbiamo appreso.
E Baricco, in realtà, non ha mai appreso a scrivere. Per questo scrive poche parole, poche righe, sempre meno, con avarizia. Sta lì attaccato alle sue operine, pagine smilze eppure piene di spazi per sembrare più corpose.
Si dilunga solo in articoli giornalistici, là dove invece il rispetto del lettore richiederebbe esattezza e chiarezza, in una parola sintesi, là si dilunga – sempre narcisisticamente – a parlare di sé.
Sempre come se stesse misurando il denaro che ne ricava, quanto lire a battuta non sappiamo, ma sappiamo che uno scrittore così è uno scrittore che scrive per denaro.
Baricco sa solo, con fatua leggerezza, narrare oralmente. Solo narrata oralmente la sua affabulazione acquista un qualche senso. Peccato che anche quando narra oralmente si scopra subito il violento contrasto – sì, violento, e non basta certo ad ammorbidirlo il tono vellutato della voce del nostro – il violento contrasto tra il momento racconta storie altrui ed il momento in cui ahimè passa a storie proprie, storie cresciute nella sua graziosa testolina riccioluta.

Caro Francesco,
non trovo tu sia stato coraggioso, come hanno detto alcuni, a fare una critica negativa a Baricco. Hai solo, secondo me, abbastanza esperienza da distinguere cos'è buono e cosa no in letteratura. Buono è forse Arbasino e buonissimo è sicuramente Carver. Baricco no. Le risposte in sua difesa, sono un po' livide, notato? come quelle dei fans dei Take That se gli tocchi Robbie Williams. Non hanno portato argomenti veri, ma si sono solo piccati a dire "guai a chi ce lo tocca". Non credo sia un caso. Mi riferisco ai ricciolini. Baricco è, insieme a De Carlo (per parlare degli italiani, e precisando che il primissimo De Carlo aveva almeno portato qualcosa di nuovo), lo scrittore per i non lettori. Ma non per i non lettori "dichiarati", peggio: per i "wannabe" della lettura. La lettura è una passione, a volte una mania. Ci sono persone che passano ore in libreria a sfogliare qualsiasi cosa, a cercare, a vedere cosa c'è di nuovo, che vanno a dormire tardi per finire di leggere un libro. Funziona così per tutte le passioni, più o meno. Ma non capisco perché alcune persone si vergognino di non averla, questa passione.
Ce ne sono molte, e quasi tutte si riconoscono perché sono quelle fierissime di leggere Baricco. Con Baricco, la coscienza del lettore "wannabe" è a posto. Insomma, a me piace molto andare al cinema, ma non è una mia passione, e ammetto (anche se con dispiacere) di non saperne tanto. Non mi intendo neanche di numismatica e pure in geografia non sono una bomba. Lettori di Baricco, non abbiate paura, continueranno tutti a volervi bene se ammetterete che in realtà non vi piace tanto leggere.
Ciao Francesco, continuero' a frequentare il tuo sito, Silvia


Ciao Francesco,
ti avevo scritto ieri per la questione Baricco. Per essere il più sintetica possibile ho scritto tutto d'un fiato e ho spedito, senza pensarci troppo. Ma ho dimenticato una cosa secondo me importante. La scuola Holden.
Nella tua risposta citavi Tondelli. Da Tondelli, grazie alle raccolte Under 25, sono nati moltissimi altri scrittori (Culicchia, Ballestra, Demarchi solo per ricordarne alcuni) e sono sicura che Tondelli non ne abbia ricavato molto in termini di denaro.
L'uomo di tutt'altra pasta che è Baricco, che richiede per i suoi corsi una cifra esagerata, cos'ha prodotto? A parte (e, soprattutto, suo malgrado) il libretto "la giovane holding", dalla scuola Holden non è uscito proprio niente. Tondelli, con una piccola casa editrice di Ancona ha messo in piedi una cosa bellissima e straordinaria. Baricco avrebbe certo altri mezzi per realizzare almeno una raccolta di autori da lui formati. Forse sono disinformata, ma non mi risulta abbia fatto qualcosa di simile. O che abbia aiutato l'esordio di qualche suo studente. Se si è davvero interessati a formare nuovi scrittori, si dovrebbe essere interessati che questi scrittori siano anche pubblicati, altrimenti resteranno solo degli scriventi.
A Giuseppe Ferroni, che chiede se sia il caso di giudicare uno scrittore basandosi anche su come sia umanamente, io direi che in alcuni casi conta anche quello. E il confronto Baricco/Tondelli può farci capire in che senso.
Scusa per la postilla, Francesco, e a presto,
Silvia

...

--- || 20:50 || Soffocatemi di commenti (14) || ---

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:: mercoledì, 16 novembre 2005 ::

Ultimo si chiamava così perchè era stato il primo figlio.
- E Ultimo - , aveva subito precisato sua madre, appena riprese i sensi dopo il parto.
Così fu Ultimo.
All'inizio sembrava non volerne sapere. Nei primi quattro anni di vita si fece tutte le malattie possibili. Lo battezzarono tre volte: il prete non riusciva a dare l'estrema unzione a una cosa così piccola, con quegli occhi lì: per cui ogni volta optava per il battesimo, tanto per non tornare senza aver sacramento.
- Male non farà.
In effetti Ultimo ne uscì sempre vivo: piccolo, secco, bianco come uno straccio, ma vivo. Ha il cuore forte, diceva il padre. Ha culo, dceva la madre

|| Alessandro Baricco - Questa Storia ||

Ho tirato uno di quei sospironi liberatori, appena ho letto le prime pagine del nuovo libro di Baricco. , cristo, è tornato alla vecchia gloria. Ai tempi in cui ogni riga era un'emozione, una lacrima o una risata. Sono sempre stata così sbigottita nel vedere come quest'uomo - colui che mi ha riportato nel mondo della letteratura di botto, allo stesso modo d'un ubriaco che viene fatto rinsavire immergendogli la testa in un catino d'acqua gelida - riesca ad esprimere la vita con frasi così lampanti. Certo, sicuramente sono di parte. Sicuramente tendo a nascondere i suoi difetti - la sua inequivocabile presunzione, la sua spocchiosità. Ma lo amo anche per questo.
E, ancora di più, perchè mi stupisce. Continua a farlo.

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:: mercoledì, 16 novembre 2005 ::

Mi intrufolo perchè voglio assolutamente piazzarti uno degli Snapshot che ti ho fatto dal Dvd. Ora puoi anche cacciarmi, la mia missione è compiuta.
Quanto sono brava e buona...

Dr. Frederick Frankenstein: I am a scientist, not a philosopher! You have more chance of reanimating this scalpel than you have of mending a broken nervous system!
Medical Student: But what about your grandfather's work, sir?
Dr. Frederick Frankenstein: My grandfather's work was doodoo! I am not interested in death! The only thing that concerns me is the preservation of life!

Fra

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:: martedì, 15 novembre 2005 ::

L'incontro delle anime gemelle è dettato dal destino. Che le incontreremo è certo… A ciascuno di voi è riservata una persona speciale. A volte ve ne vengono riservate due, tre o anche quattro. Possono appartenere a generazioni diverse.

Per ricongiungersi con voi, viaggiano attraverso gli oceani del tempo e gli spazi siderali. Vengono dall'altrove, dal cielo. Possono assumere diverse sembianze, ma il vostro cuore le riconosce. Il vostro cuore le ha già accolte come parte di sè; in altri luoghi e tempi. Tra voi c'è un  legame che attraversa i tempi dei tempi: non sarete mai soli.
L'intelletto può intromettersi e dire “io non so chi tu sia”. Ma il cuore sa.

Lui ti prende la mano per la prima volta e la memoria di questo tocco trascende il tempo, e fa sussultare ogni atomo del tuo essere. Lei ti guarda negli occhi, e tu vedi l'anima gemella che ti ha accompagnato attraverso i secoli. Lui può anche non riconoscerti, anche se finalmente l'hai incontrato di nuovo, anche se in effetti lo conosci. Ma tu puoi sentire il legame che esiste fra di voi, puoi vedere la carica potenziale, il futuro. Lui forse no. Le sue paure, il suo bagaglio intellettuale, i suoi problemi gli creano come un velo sul cuore. Ed egli non lascia che tu lo aiuti a dissipare quel velo. Tu t'affliggi e ti struggi, lui se ne va. Il destino può essere così delicato. Quando invece due persone si riconoscono reciprocamente, non c'è vulcano che erompa con maggiore passione. L'energia liberata è enorme.

Il riconoscimento dell'anima gemella può essere immediato. Si avverte un'improvvisa sensazione di familiarità, di conoscere già questa persona appena incontrata, ben oltre i limiti cui arriva la mente consapevole. Il riconoscimento dell'anima può essere un processo sottile e lento. A  farti capire che ti trovi di fronte a un tuo compagno d'anima può essere uno sguardo, un sogno, un ricordo, un sentimento. E tale risveglio può avvenire anche attraverso un tocco delle mani di lui o il bacio delle labbra di lei, e la tua anima balza di nuovo alla vita.

|| Molte vite, un solo amore - Brian Weiss ||

--- || 16:10 || Soffocatemi di commenti (7) || ---
pagine altrui

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:: lunedì, 14 novembre 2005 ::

Qualcuno ha detto che sto trascurando il mio blog. Non farò nomi, nè riferimenti a tale persona (ma per sapere chi è, basta cliccare sulla prima parola della frase). Ma il problema principale è che non ho un granchè da dire, in questi ultimi giorni.
Niente di speciale. Ho scritto un nuovo racconto, e questo mi ha resa davvero felice, ma non penso che sia una cosa che interessi a molti. Scrivere qualcosa di soddisfacente mi fa sentire per dei giorni a un palmo da terra, è come se mi fossi ripulita, svuotata dalle macchie d'inquinamento. Ma questo dura sempre troppo poco;  la luce brillante che mi cambia gli occhi, pian piano, va scemando, e le zavorre tornano ad aggrovigliarsi intorno ai miei piedi. Scendo così a terra, ancora, confondendomi tra le altre persone. Tra il solito grigiore.
Ciclo continuo di nascita e distruzione. Vita e morte. Estasi e annichilimento.

Certo lo so non ho più niente da dire, nè da rimpiangere o da fallire. Devo solo comprare ormai della seta rossa al mio male con la quale farlo stare zitto.

--- || 22:53 || Soffocatemi di commenti (8) || ---

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:: domenica, 13 novembre 2005 ::

I'm waiting for the night to fall I know that it will save us all When everything's dark Keeps us from the stark reality I'm waiting for the night to fall When everything is bearable And there in the still All that you feel is tranquillity There is a star in the sky Guiding my way with its light And in the glow of the moon Know my deliverance will come soon I'm waiting for the night to fall I know that it will save us all When everything's dark Keeps us from the stark reality I'm waiting for the night to fall When everything is bearable And there in the still All that you feel is tranquillity There is a sound in the calm Someone is coming to harm I press my hands to my ears It's easier here just to forget fear And when I squinted The world seemed rose-tinted And angels appeared to descend To my surprise With half-closed eyes Things looked even better Than when they were open Been waiting for the night to fall I knew that it would save us all Now everything's dark Keeps us from the stark reality Been waiting for the night to fall Now everything is bearable And here in the still All that you feel is tranquillity.

--- || 17:17 || Soffocatemi di commenti || ---
pagine di musica

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:: sabato, 12 novembre 2005 ::

Sono impazzita!
Stanotte - che sono tornata a casa presto, nonostante fosse venerdì - mi sono guardata Il favoloso Mondo di Amèlie. L'avevo già visto quando uscì, ma non me lo ricordavo assolutamente così...così...così dolce e smieloso! Sono andata a letto con la testa tra le nuvole più del solito. Già che è ambientato a Parigi (per chi non lo sapesse, prima o poi ci andrò a vivere, in quella città), poi c'è lei che è bellissima e tenerissima...che si crea il principe azzurro da sola, ideandolo come preferisce. Ah, chissà perchè, mi ci sono ritrovata spudoratamente. Ma va beh. (Nota: qui a fianco ho inserito anche la sua foto, perchè ha due occhi che sembra un cerbiatto. La sposerei *_*)
A parte le stronzate. Ieri sono andata dall'editore, siamo stati tre ore e mezza a parlare di letteratura, musica e teatro. Siccome di questi argomenti non posso mai parlarne con nessuno a voce, in un colpo mi sono sfogata. Credo che abbia gli occhi luminosi, quando vado da lui. Mi sento finalmente libera di poter parlare di tutto ciò che voglio senza paura di sentirmi dire "ehi ma quanto fai la figa, smettila di parlare di cultura". E' piuttosto annichilente quando mi sento apostrofare così, quindi sto zitta e mi abbasso a parlare del tempo o dell'ultimo film uscito al cinema. Datemi della presuntuosa, ma devo fare così. E mi sento terribilmente limitata. Ma è proprio così difficile trovare persone interessate all'Arte, disposte a seguirmi per fiere, mostre, spettacoli teatrali?

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:: sabato, 12 novembre 2005 ::

LEGGE DI HADLEY SULL'ACQUISTO DEGLI INDUMENTI
1- Se ti piace, non hanno la misura.
2- Se ti piace e hanno la tua misura, non ti sta bene.
3- Se ti piace, hanno la tua misura e ti sta bene, costa troppo.
4- Se ti piace, hanno la tua misura, ti sta bene e te lo puoi permettere, la prima volta che lo metti si rompe.

PRINCIPIO DELLA BANANA
Se compri delle banane acerbe, le mangerai tutte prima che siano mature. Se le compri mature, marciranno prima che tu le mangi.

LEGGE DEI COMPAGNI DI LETTO
Chi russa si addormenta per primo.

PRINCIPIO DI RUBY
Le probabilità di incontrare qualcuno che conosci aumentano quando sei con qualcuno con cui non vuoi essere visto.

COSTANTE DI MURPHY
Le cose vengono danneggiate in proporzione al loro valore.

QUATTORDICESIMO COROLLARIO DI ATWOOD
Non si perde mai nessun libro prestandolo, a eccezione di quelli cui si tiene particolarmente.

LEGGE DI BOOB
Si troverà sempre una qualsiasi cosa nell'ultimo posto in cui la si cerca.

LEGGE SULLA GRAVITA' SELETTIVA
Un oggetto cadrà sempre in modo da produrre il maggior danno possibile.

LEGGE DI MARYANN
Chi non cerca trova.

LEGGE DEL SELF-SERVICE
L'ultima porzione del piatto che avevate deciso di prendere, sarà scelta dalla persona che vi sta davanti.

OSSERVAZIONE DI ZENONE
L'altra coda va più veloce.

VARIAZIONE DI O'BRIEN SULL'OSSERVAZIONE DI ZENONE
Se si cambia coda, quella che si è appena lasciata diventerà immediatamente la più veloce.

REGOLA DI FLUGG
Più è urgente il motivo per cui si fa una coda, più lento sarà l'impiegato allo sportello.

LEGGE DI WITTENS
Non appena ci si taglia le unghie si scopre di averne bisogno.

LEGGE DI SIR WALTER
La tendenza del fumo di una sigaretta, barbecue, falò ecc. a dirigersi verso la faccia di una persona è proporzionale alla sensibilità di tale persona verso il fumo.

LEGGE DI ROGER
Non appena la hostess serve il caffè, l'aereo incontra una turbolenza.

LEGGE DI MOSES
Quando non guardi segnano.

PRINCIPIO DI KNOS SUI FUORICLASSE
Un fuoriclasse è un giocatore che, non appena viene acquistato dalla tua squadra, diventa una ciofeca. Una ciofeca è un giocatore che non appena viene ceduto dalla tua squadra diventa un fuoriclasse.

POSTULATO DEL PARCHEGGIO
Non appena hai deciso di parcheggiare a due chilometri di distanza, quattro posti si libereranno simultaneamente sotto.

Va bene, vi prometto che presto tornerò a deprimervi con le mie disavventure, come un supereroe. (ah, ieri ero in studio da mio fratello e mi sono messa a leggere Paperinik, quindi giustificate il mio attacco di fummettismo!)

--- || 12:30 || Soffocatemi di commenti (5) || ---
pagine di follie sarcastiche

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:: mercoledì, 09 novembre 2005 ::

Roma non fu costruita in un giorno. Maledetto proverbio, che non coincide col mio motto di vita: Qui e ora, tutto e subito.
Uffa. Perchè, riflettendo sulla mia vita sentimentale, evitando di stendere i soliti e necessari veli pietosi, posso dire di non essere mai stata in grado di costruire un qualcosa di stabile e duraturo. Tutta la mia vita si è sempre basata sul toccata e fuga: dalle amicizie, agli amori o presunti tali, agli interessi, ai luoghi da frequentare, allo stile di vestire. L'unica cosa sempre rimasta stabile - ovviamente con i suoi alti e bassi - è sempre stata la passione ossessiva per la scrittura e la lettura. Un unico punto fermo in mezzo agli schizzi del resto.
Come un quadro impressionista: dipinto a grandi pennellate veloci, con poco di nitido. Acquista una forma semidefinita solo se guardato da lontano. Ecco, questa è la mia vita: sfocata e poco chiara. Senza niente di definitivo, un limbo perenne. Quello che mi fa arrabbiare è che i miei sogni, le mie speranze e i progetti per il futuro trovano un muro impossibile da abbattere: la mia incapacità di attendere con calma, di prendere cemento e mattoni e mettermi, pazientemente, a costruire. Un pò per volta, senza fretta. Mi guardo attorno e trovo solo persone con storie importanti alle spalle, felici, o che comunque felici lo sono state.
E io? Io niente. Un cumulo di straccetti gettati sul pavimento. Non ho macerie alle spalle, o anche solo una stanza. Niente: giusto un lembo di terra arida, con cartacce inutili. Che non ho nemmeno la capacità di ammonticchiare per costruire una casetta di carta, leggera come l'aria.

[Aggiunta: ore 19.32]: eh no, adesso, dopo aver parlato per un'oretta buona con Rossella, devo scrivere. Che la mia fragilità mi ha ampiamente rotto il cazzo. Perchè non riesco ad essere me stessa con nessuno. Mi lascio sopraffare dagli altri, influenzare. Sono anni che tento di strozzare la vera Martina che sta dietro alla maschera che costantemente indosso. E il problema è che sta davvero morendo, tra poco rimarrà unicamente quella bella quanto vuota maschera. Quel guscio sempre più perfetto, intercambiabile con la verità. Che sto negando a tutti. Sono una bugiarda, soprattutto con me stessa. Talmente fragile e timorosa di essere violentata, ferita, che uso tutte le armi a mia disposizione - bugie, sarcasmo, risate - per nascondere tutto il resto. Ovvero, la vera Martina.
Queste erano cose normali a 15 anni. Non a 20, 21 anni.
Che schifo.

Lei ballerà tra le stelle accese - e scoprirà, scoprirà l'amore, l'amore disperato.

Dolce è il dolore che porti negli occhi, quanto il perdersi dentro di te. Ed il lieve infuriare di rabbia che porti aggrappata alla fragilità.

Sono certa che l'amore passione ossessione (quello che ti prende allo stomaco, ti fa sbarellare, stare sveglia la notte e gioire per un messaggio inaspettato in segreteria) non si può raccontare. Perchè è resa incondizionata, vuoi solo perdere, è come un naufragio esistenziale pregustato. 

--- || 18:59 || Soffocatemi di commenti (31) || ---

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:: martedì, 08 novembre 2005 ::

Via, iniziate pure a lamentarvi: cos'è, non vi piace il nuovo template?
Io lo trovo stupendo...crudele, forse, ma la strega di Biancaneve è sempre stata la mia cattiva preferita. Lussuria e vanità, egocentrismo, desiderio di vittoria...Un'anti-eroina da ammirare.
E quando ho trovato quest'immagine, su deviantart, mi si sono illuminati gli occhi. Ho chiesto aiuto a Francesca per fare il template, sicuramente molto differente dai dolci toni autunnali dell'altro...Ma un pò di cambiamento non fa mai male. O no?
Comunque suggerite qualcosa. I colori vanno bene o fanno male agli occhi? Devo inserire un pò di verde o va bene così? L'arancio lo sostituisco con qualcos'altro? La mela vi piace?
Insomma, fatevi sentire. Perchè il blog lo guardate voi, e vi deve piacere. Anche esteticamente.

--- || 19:43 || Soffocatemi di commenti (5) || ---

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:: lunedì, 07 novembre 2005 ::

Chiedo perdono, ma oggi sono in vena di stronzate femministe. Eh oh, ogni tanto capita.

Il costo di un Cervello

In ospedale c'era un paziente gravemente ammalato. I familiari si erano riuniti nella sala d'attesa, alla fine entrò un medico stanco e desolato.
"Mi dispiace di essere portatore di brutte notizie" disse guardando le facce preoccupate, " l'unica speranza per il vostro familiare è un trapianto di cervello. E' qualcosa di sperimentale e rischioso ed economicamente totalmente a vostre spese".
I familiari rimasero seduti, ascoltando le gravi notizie. Alla fine, uno domandò:  "Però, quanto costa un cervello?" "Dipende", rispose il medico: 5.000 euro un cervello di uomo; 200 euro uno di donna ".
Si produsse un lungo momento di silenzio, mentre gli uomini della sala cercavano di non ridere ed evitavano di guardare le donne negli occhi, anche se qualcuno sorrideva. Infine, la curiosità fece domandare ad uno di loro: "Dottore, a che si deve la differenza di prezzo?" Il medico sorrise davanti ad una domanda così innocente e rispose: "Quelli femminili costano meno perché sono gli unici ad essere stati usati".

Le regole degli Uomini

 

E’ risaputo che l’universo femminile ha regole ferree ed inappellabili. Questo manifesto è un atto di ribellione di noi Uomini ed una guida per le nostre donne. Le nostre Regole sono enumerate secondo il proprio livello di priorità.

1. Le tette sono fatte per essere guardate ed è per questo che lo facciamo. Non c'è modo di modificare questo comportamento.
2. Imparate ad usare la tavoletta del cesso. Siete ragazze robuste: se è su, tiratela giù. A noi serve su, a voi serve giù. Noi non ci lamentiamo mai quando la lasciate giù.
3. Domenica = sport. E' un evento naturale come la luna piena o il cambiamento delle maree. Lasciatelo così.
4. Fare la spesa NON si può considerare sport
5. Piangere è un ricatto
6. Se volete qualcosa, chiedetelo. Cerchiamo di essere chiari:
"Sottili" sottintesi non funzionano.
"Forti" sottintesi non funzionano.
"Ovvi" sottintesi non funzionano.
Semplicemente DITELO!
7. "Sì" e "No" sono risposte perfettamente adeguate a praticamente tutte le domande.
8. Sottoponeteci un problema solo se vi serve aiuto per risolverlo. Serviamo a questo. Per la solidarietà ci sono le vostre amiche.
9. Un mal di testa che dura da 17 mesi è un problema. Fatevi vedere da un medico.
10. Qualunque cosa abbiamo detto 6 mesi fa non è utilizzabile in una discussione. Più precisamente: il valore di qualunque affermazione scade dopo 7 giorni.
11. Se pensate di essere grasse, probabilmente lo siete. Non chiedetecelo.
12. Se qualcosa che abbiamo detto può essere interpretata in due modi e uno dei due vi fa arrabbiare o vi rende tristi, intendevamo l'altro
13. Potete chiederci di "fare qualcosa" o dirci "come volete che sia fatta". Non tutte e due le cose contemporaneamente. Se poi sapete il modo migliore per farla, potete benissimo farvela da sole.
14. Quando possibile, parlate durante la pubblicità
15. Cristoforo Colombo non aveva bisogno di qualcuno che gli indicasse la rotta. Noi nemmeno.
16. TUTTI gli uomini vedono in 16 colori, come le impostazioni base di Windows. "Pesca", per esempio, è un frutto, non un colore. Anche "melone" è un frutto. "Malva" non abbiamo la più pallida idea di cosa sia.
17. Se prude, grattatevi. Noi facciamo così.
18. Se chiediamo cosa c'è che non va e voi rispondete "niente", ci comporteremo esattamente come se non ci fosse nulla che non va. Sappiamo perfettamente che state mentendo, ma così ci risparmiamo un sacco di fastidi.
19. Se ponete una domanda a cui non volete una risposta, aspettatevi una risposta che non volevate sentire.
20. Quando dobbiamo andare da qualche parte, tutto quello che indossate è bellissimo.  Davvero!
21. Non domandateci mai a cosa stiamo pensando, a meno che non siate pronte a sostenere un dialogo su:
- sesso,
- sport,
- automobili.
22. I vestiti che avete sono più che sufficienti.
23. Le scarpe, invece, sono troppe.
24. Noi siamo perfettamente in forma: "tondo" è una forma.

Ok, ok, dopo di questo avete due possibilità: o ridete morendo collassati per terra, o mi prendete a sassate.
[se, cari maschietti, mi lapidate, è perchè avete la coda di paglia ù.ù]

--- || 20:48 || Soffocatemi di commenti (10) || ---
pagine di follie sarcastiche

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:: domenica, 06 novembre 2005 ::

Ecco il problema di chi beve, pensai versandomi da bere.
Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare;
se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare;
e se non succede niente, si beve per far succedere qualcosa.

|| C. Bukowski ||

--- || 16:11 || Soffocatemi di commenti (3) || ---
pagine altrui

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:: venerdì, 04 novembre 2005 ::

 

Che amara conoscenza si ricava dai viaggi!
Oggi e ieri e domani e sempre il mondo
monotono e meschino ci mostra quel che siamo:
un’isola d’orrore in un mare di noia.

E’ il caso di partire? Di restare? Rimani
se puoi, parti se devi. Chi corre, chi s’appiatta
per ingannare il Tempo, belva attenta e funesta…

 

|| C. Baudelaire - Il Viaggio ||

--- || 18:52 || Soffocatemi di commenti (6) || ---
pagine altrui

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:: giovedì, 03 novembre 2005 ::

Oggi, in facoltà, invece che ascoltare la spiegazione del X canto dell'Inferno dantesco.
Guardando il cielo divenuto grigio tutto ad un tratto, mi è salito alla mente il desiderio – curiosità forse, più che desiderio – di vedere morire un uccello in volo. Oddio, magari proprio morire no, non vorrei essere eccessivamente crudele e insensibile – tra l’altro la parola insensibile non è che si modelli perfettamente su di me.

Morire no, solo magari un lieve malessere che lo faccia precipitare a terra, cogliendo tutti di sorpresa, lo stesso mondo e la stessa natura calcolatrice.

Comunque.

E’ strano questo pensiero, però affascinante – osservare un armonioso dipinto matematico come la natura e il cielo che bacia la terra in un sottile e infinito orizzonte sfumato – osservare distratta quell’apparente tranquillità statica sempre uguale e monotona – e tac, qualcosa d’improvviso si incrina e poi crolla, piccola bomba impercettibile se non agli occhi attenti – occhi che potrebbero avere atteso quell’istante per anni, o solo lo sguardo distratto di un passante. E’ buffo tutto questo. Totalmente casuale.

Come uno specchio colpito e distrattamente considerato – che appena ti volti dall’altra parte si sgretola in un cumulo di affilati frammenti in un fracasso infernale – magari anche quella rondine si sgretola e ti fracassa dentro, con un significato che non avresti mai attribuito a uno stupido volatile.

Cose così. Voglio dire, non è che ti cambia perché è finito morto sul parabrezza della tua auto, no, ti cambia un po’ giusto perché ti accorgi di alcune sottigliezze – dettagli e particolari a prima vista nemmeno degni di nota – che consideri e hai sempre considerato  ovvie e indubitabili, ma che – tac – scompaiono. In silenzio, o con un gran casino. Ma non è quello che conta: l’importante è che non esiste nulla di davvero eterno, niente di niente. Nessuna verità indubitabile, nessun amore tanto importante da uscire vincitore da una partita con la vita – o con la morte, secondo i punti di vista.

E te lo puoi comprendere vedendo un uccello cadere, oppure vedere il tuo migliore amico scappare con tua moglie.

Entrambe le cose ti modificano dentro – aggiungendo sassi alle immense montagne che esistono nell’anima, che si accrescono e nutrono il tuo essere ogni giorno – probabilmente le uniche cose eterne di questo mondo, e di tutti quelli esistenti.

Io intanto attendo qui ferma, guardando in alto.

Spero ancora di alzare un sopracciglio un po’ stupita, alla vista di una rondine che cade.

Chissà che le passa per la testa mentre percorre la sua ultima traiettoria – una linea retta e perpendicolare alla retta che non le è mai appartenuta. Il cielo la sua vita.

--- || 20:32 || Soffocatemi di commenti (4) || ---

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:: mercoledì, 02 novembre 2005 ::

Non so.

Oggi sono persa nelle mie remote fantasie più del solito, più del necessario. Vivo negli immensi viali della mia mente immaginaria, in quel lato occultato e talmente prezioso da esser consentito l’ingresso esclusivamente in particolari circostanze.

Desidererei forse una vita lirica e di miele – magari più felice e appagata di quella attuale.

Soddisfazioni e successi. Ma no, ma no, basterebbe solo una maggiore indipendenza. Attendi, Martina, attendi paziente, nutrendoti e crescendo della tua rabbia, divenendo una macchina d’acciaio e sangue – sangue debole e acciaio inscalfibile – sentimenti di seta e pensieri di organza. Ogni tanto me lo ripeto, ma non c’è verso.

Mi cade lo sguardo su oggetti a casaccio, e la mente ne va al di là; sogna forse, perduta com’è in meandri melmosi e scuri. Come se non vedesse cos’ha davanti, ma cercasse l’ignoto forse. Ed è lì che mi smarrisco di nuovo. Proprio quando cerco di tramutare le sensazioni in qualcosa di comprensibile – decodificare percezioni in un linguaggio udibile dalla razionalità. Trasformazioni meccaniche e arrese al gelo del criterio.

Idee. Nella mente un puro e caotico casino, divino e personale. E non appena provi a metterle su carta, oppure a semplificarle per renderle comprensibili agli altri – ecco – perdono tutto il loro significato, per lasciare spazio a convenzioni e a tentativi di imporre ciò che abbiamo bisogno di trasmettere.

Devastante – devastante, si. Mi sono sentita una merda.

Non c’è possibilità di confutazione, una maledetta formula che riesca a sciogliere questo enorme groviglio che si è formato dentro.

Le idee, i pensieri e quell’infinito universo di sensazioni che diventano armi per combattere con altre idee. Incredibile.

Come se tutto ciò che scrivessi – tutto ciò per cui valga la pena farlo – tutto ciò attorno al quale roteo la mia vita, ritenendolo indispensabile – tutto ciò fosse un mero tentativo per prendere a spinte la realtà, e cercare di pormi in prima fila. Per assistere in diretta allo scorrere della mia vita.
Spettacolo meraviglioso e talvolta troppo apatico, ma pur sempre estremamente delicato e difficile per diventarne la protagonista.

Non so. Una cosa è crearsela, la vita, un’altra è assisterle ed applaudire al termine della recita. Teatro di maschere, ottima interpretazione di mostri immortali – e a me non resta che godere del bruciore degli occhi, dal sale che vi è riverso. Ottimo lavoro – ovviamente non mio. Il solito burattino che prende vita da mani troppo grandi e poco benevole. Il destino. Fatalismo? Una semplice favola per far divertire i bambini? Probabilmente ho ancora bisogno delle favole. O magari non ci ho mai creduto. E’ talmente caduca e sfumata la linea che rende integri gli opposti.


“Sulla carta è talmente bello e unico e irripetibile il rapporto con la verità, e quella magia delle idee, magnifiche apparizioni di confuso infinito nella tua mente…come è possibile che tutti scelgano di rinunciare a tutto questo, di rinnegarlo, e accettino di armeggiare con piccole insignificanti idee artificiali – piccole meraviglie di ingegneria intellettuale, per carità – ma alla fine gingilli, miseri gingilli, capolavori di retorica e acrobazie logiche, ma gingilli, alla fine, macchinette, e tutto questo solo per il gusto irrefrenabile di combattere?”

Alessandro Baricco, City.

E’ perché siamo attaccati ai giri di parole, alle mezze verità, alle frasi velate che lasciano intravedere un qualcosa di non detto, che per discrezione non verrà mai chiesto: la paura di apparire blandi, oppure troppo bizzarri ci frena.

--- || 13:00 || Soffocatemi di commenti (10) || ---

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Who:Martina
Where:Torino - Arezzo
When:23 anni fa
What:Scuola Holden


The current mood of thehollow at www.imood.com








Amai teneramente dei dolcissimi amanti senza che essi sapessero mai nulla. E su questi intessei tele di ragno e fui preda della mia stessa materia. In me l'anima c'era della meretrice della sanguinaria e dell'ipocrita. Molti diedero al mio modo di vivere un nome e fui soltanto una isterica.
[Alda Merini]


Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d'essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.

Essere poeta non è una mia aspirazione, ma soltanto il modo per stare solo.
[Fernando Pessoa]











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Adesso vorrei solo abbandonarmi a quest'amore, farmi cullare da illusioni improbabili, le sole che riesco ancora ad affrontare. Vorrei anche essere scopata selvaggiamente dalla mattina alla sera, e non sognarmi nemmeno di protestare.
Non decidere più niente, essere passiva in tutto: vagare con questo buco nel cuore e nelle viscere, con questo immenso vuoto da riempire, di sicuro incolmabile.
[Alessandra Appiano]



Chi è libero dimentica e va via, congeda con un bacio ogni minuto.
Tu resti in mia balìa e di quanto è accaduto e deceduto.
Trasfondi, trasfigurami, poetizza, trasponiti, esorcizza... Sono il principio, tu fatti la fine: sono un medico senza medicine.
[Patrizia Valduga]

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il sole sale sopra il continente del male sopra il quale sto crescendo, migliorando e dove fingo di non essermene accorto che non sto vivendo sono morto
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La sola regola eroica: essere soli soli soli. Quando passerai una giornata senza presupporre nè implicare in nessun tuo gesto o pensiero la presenza di altri, potrai chiamarti eroico. O altrimenti essere Cristo - cioè annientarsi. Ma l'hai detto ieri - nessuno rinuncia a ciò che conosce - e tu conosci troppe cose.





Chi si sbaglia è chi non capisce ancora il suo destino. Cioè non capisce qual è la risultante di tutto il suo passato - che qui segna l'avvenire. Ma lo capisca o no, glielo segna lo stesso. Ogni vita è quello che doveva essere.
[Cesare Pavese]








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Alberi d’oro. L’autunno si respira, entra anche nei polmoni. Altro che aria. L’oro è più nutriente. A lei piaceva calpestare tutte le foglie ammonticchiate qua e là nel parco. Adorava il rumore che producevano. Quel leggero fruscio, pareva un fantasma lieve. E poi il cappotto. Il suo soprabito preferito, ereditato dalla nonna. Pesante, marrone scuro. Era tutt’uno con il tronco degli alberi. Quando faceva le giravolte. Provocava vortici di natura. E poi cadeva per terra. Lui la baciava. Era un film. Prezioso come pietre, e dolce. Quasi zucchero filato.




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Ci sarà alla fine una verità Lucia e scopriremo la verità giù nell’acqua e su fino al più altissimo porco non ci credi? Dimmi di si, io brucio dentro questa storia e non ne vedrò la fine, ma scopriremo la verità, perchè se c’e’ solo un po’ di verità c’e’ speranza e chi l’ha fatta brillare ha fatto abbastanza e non importa se poi non si salverà, salvarsi per avere cosa […]

[Benni - Comici Spaventati Guerrieri]



Bisogna sempre essere ubriachi. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che vi spezza la schiena e vi piega a terra, dovete ubriacarvi senza tregua. Ma di che cosa? Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi. E se talvolta, sui gradini di un palazzo, sull’erba verde di un fosso, nella tetra solitudine della vostra stanza, vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa, chiedete al vento, alle stelle, agli uccelli, all’orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, chiedete che ora è; e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l’orologio, vi risponderanno: “E’ ora di ubriacarsi! Per non essere gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi, ubriacatevi sempre! Di vino, di poesia o di virtù, come vi pare.”

[C.Baudelaire - Lo Spleen di Parigi]




“La mente e’ il proprio luogo, e può in sé fare un cielo dell’inferno, un inferno del cielo. Che cosa importa dove, se rimango me stesso; e che altro dovrei essere allora se non tutto, e inferiore soltanto a lui che il tuono ha reso il più potente? Qui almeno saremo liberi; poiché l’Altissimo non ha edificato questo luogo per poi dovercelo anche invidiare, non ne saremo cacciati:vi regneremo sicuri,e a mio giudizio regnare e’ una degna ambizione, anche sopra l’inferno: meglio regnare all’inferno che servire in cielo. Quindi perché lasciare gli amici fedeli, gli alleati e i partecipi di questa nostra perdita, giacere così attoniti sull’acque immemoriali, e non chiamarli con noi a condividere la loro sorte in questa dimora infelice, o a tentare con noi nuovamente, riprese le armi, ciò che ancora può essere riconquistato in cielo, o ciò che ancora di più può essere perduto nell’inferno?”

[Milton - Paradise Lost]




Mi siederò sotto i dolci lampadari e vi specchierò i miei sogni, e loro mi restituiranno tutto. Ho smesso di andare a scuola per sogni come quelli. L'ho lasciata a coloro i cui sensi davano per scontati i confini. Che si lasciavano coprire gli occhi dai tessuti spenti e molli dei loro padri morenti. I cui cuori non hanno fatto voti che hanno segnato le vene dei miei polsi per una vita intera. Lasciandomi qui a pagare il prezzo che è un fluido veleno rosso che non fa che abbassare le probabilità del mio tentativo di trovare l'amore eterno.

[Jim Carroll - Paura di Sognare]




Non è perfetto, non è completo, ma è ciò che ho fatto della mia vita. Giusto o sbagliato che sia, non segue nessun piano preordinato. Puoi solo sperare che emerga un filo conduttore, e a volte questo filo conduttore non emerge. Eppure, se hai un piano, riesci a ottenere solo il meglio che la tua immaginazione può concepire. E io ho sempre sperato in qualcosa di più.

[Chuck Palhaniuk - Ninna Nanna]



Anche i libri, o i film, è la stessa cosa. Più fasulli di così si muore, e se va a vedere chi ci sta dietro può scommetterci che troverà solo solenni figli di puttana, ma intanto ci vedi dentro cose che con l'andare in giro per la strada te le sogni, e nella vita vera non le troverai mai. La vita vera non parla mai. E' solo un gioco d'abilità, roba che vinci o perdi, te lo fanno fare per distrarti, così non pensi.

[Alessandro Baricco - City]




Le stelle brillavano fredde, quasi in segno di scherno, e gli alberi agitavano i rami nudi sopra la mia testa; ogni tanto nel silenzio si levava, dolce, la voce di un uccello. Tutto era quiete e gioia, tutto all'infuori di me; io, come l'arcidiavolo, portavo in me l'inferno; e poichè nulla amavo, sentivo il desiderio di strappare gli alberi, di spargere all'intorno sterminio e distruzione e di sedermi poi a gioire della rovina.

[Mary Shelley - Frankenstein]




E infine comprendemmo che le ragazze erano proprio donne camuffate, che capivano l'amore e anche la morte, e che il nostro compito consisteva semplicemente nel creare il rumore che sembrava capace di affascinarle.

[Jeffrey Eugenides - Le Vergini Suicide]




La fotografia non dice (per forza) ciò che non è più, ma soltanto e sicuramente ciò che è stato. Questa sottigliezza è determinante. Davanti a una foto, la coscienza non prende necessariamente la via nostalgica del ricordo (quante fotografie sono al di fuori del tempo individuale) ma, per ogni foto esistente al mondo, essa prende la via della certezza: l'essenza della fotografia è di ratificare ciò che essa ritrae.

[Roland Barthes]




Ascoltate! Se accendono le stelle, vuol dire che qualcuno ne ha bisogno? Vuol dire che è indispensabile che ogni sera, al di sopra dei tetti, risplenda almeno una stella.
E allora ormai - sgualcite le coltri dei lampioni - la notte si diede al piacere, oscena e ubriaca, mentre dietro i soli delle vie in qualche luogo zoppicava, non necessaria a nessuno, la flaccida Luna.

[Vladimir Majakovskij]













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