:: venerdì, 30 settembre 2005 ::
When you here before couldn't look you in the eye you're just like an angel your skin makes me cry you float like a feather in a beautiful world i wish i was special you're so fucking special but i'm a creep i'm a wierdo what the hell am i doing here i don't belong here i don't care if it hurts i wanna have control i want a perfect body i want a perfect soul i want you to notice when i'm not around you're so fucking special i wish i was special but i'm a creep i'm a wierdo what the hell am i doing here i don't belong here whatever makes you happy whatever you want you're so fucking special i wish i was special but i'm a creep i'm a wierdo what the hell am i doing here i don't belong here i don't belong here.
[Radiohead - Creep]
--- || 22:05 || Soffocatemi di commenti (4) || ---
pagine di musica
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:: venerdì, 30 settembre 2005 ::
Dopo camicie sudate, occhi che versano sangue, mani nevrotiche che non hanno fatto altro che copia-incollare, modificare, controllare, arrabbiarsi (...basta guardare l'immagine qui sotto e comprenderete un'intera giornata che ho trascorso a fissare lo schermo di questo computer), ecco a voi, con gioia, il risultato di tante fatiche: un template nuovo. (clap clap clap, qui dovreste applaudire, lo pretendo è.é) Troppo darkeggiante - romantico - deprimente - sognatore? Sperò che sia così, era questo il mio scopo. E poi, che cavolo, il mio lungo periodo dark ha lasciato qualche conseguenza, ci mancherebbe altro! Il problema è che non so se riuscite a vedere la barra in alto di splinder, che, tra le altre cose, non ho neppure capito come ho fatto a nascondere. Uffa, non l'ho fatto apposta, sul serio! Unendo mille diversi linguaggi HTML, credo di aver fatto un pò troppa confusione. Me = regina del casino. Eh sì.
--- || 17:22 || Soffocatemi di commenti || ---
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:: mercoledì, 28 settembre 2005 ::
Posso finalmente fare una riga sopra alla scritta "letteratura italiana I". Esame dato, finalmente. E uno in meno. Un altro voto in saccoccia. Giusto per fare contenti la mamma, il babbo, i parenti e ciò che di costruito ho intorno. Ovvero, molto. Lo so, lo so, mi ero ripromessa di non continuare con la solita amarezza perenne; ma credo che sia entrata nel mio sistema capillare. Quindi, nisba. Al limite, saltate qualche riga, se non avete voglia di deprimervi. Comunque. E' normale che non abbia ancora visto La Fabbrica di Cioccolato? Avevo giurato di andare a vederlo il venerdì stesso dell'uscita. Ma, per motivi tecnici, è slittato di brutto, e ancora non mi sono seduta su quelle strabilianti poltrone dell'europlex con in mano un chilo di pop corn, e davanti agli occhi la piatta figura filmata di un Johnny Depp incredibile. Soprattutto perchè è vestito in una maniera che mi fa morire. Nel senso buono, intendo, con gli ormoni che vanno più veloci della luce. Ah.... un attimo che tolgo la bavetta dalla tastiera.
E poi, dimenticavo! La sposa cadavere. L'altro nuovo film (cioè, cartone animato) di quel genio di Tim Burton. Sforna più opere quell'uomo che un fornaio i pani. Ma va beh. Beato lui, perchè è un pò che non riesco a scrivere più nulla. Fossi creativa come lui, almeno, non avrei problemi! Ma arriverà, arriverà, il tempo clemente anche per me... (sembra una frase da vecchi disperati, lo so, è che non ci posso fare nulla se ogni tanto me ne esco così.)
--- || 12:09 || Soffocatemi di commenti (6) || ---
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:: lunedì, 26 settembre 2005 ::
Ho fatto l'iscrizione per la lotteria.Il premio? Una Green Card. Ovviamente la possibilità che venga estratta a sorte sono molto, molto, molto scarse (soprattutto perchè non credo che c'entri qualcosa la sorte, anzi, direi tutto il contrario.) Ehm, direi di no. Penso di aver appena detto una grossa stronzata, perchè mi ha direttamente chiamata un'americana in questo momento per chiedermi il motivo per cui non ho completato l'iscrizione. (A dire la verità ha risposto mia madre, che mi ha fatta vergognare tantissimo avendo iniziato a prendere in giro l'operatrice telefonica che parlava in una lingua per lei ostrogota...L'avrei sfregiata.) Magari, prima, dovrei almeno essere capace di superare l'esame di inglese all'università. Magari, eh. "Perchè ciò che chiedo non è mai abbastanza, e tutto ciò che ho già non basta..."
Dico io, se non la completo è perchè non ho la carta di credito, ci vuole molto a capirlo? Comunque non mi sono certo risparmiata una lauta figuraccia. Soprattutto perchè dovevo parlare in inglese e mi sono bloccata dopo aver masticato un "oh, i don't speak english very well". Sembravo Fantozzi. E poi, alla fine dei conti, nemmeno risulto iscritta. O paghi, o chiodi. Che bella scelta.
Va beh, tanto dove vorrei andare, alla fine? Non sono stata in grado di costruire una frase semplice con la parola "credit card", figurarsi andare a vivere un intero anno negli States. Ma chi mi credo d'essere?
Però era carino, come sogno. Proprio sì.
--- || 12:54 || Soffocatemi di commenti || ---
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:: domenica, 25 settembre 2005 ::
Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spiavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava. Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. "Ti ricordi?" ci diremo l’un l’altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento. Ma tu - ora mi ricordo - non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, né battesti mai alla porta del castello deserto, né camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, né ti addormentasti sotto le stelle d’Oriente, cullata da pioggia sacra. Dietro i vetri, nella sera d’inverno, probabilmente noi rimarremo muti, io perdendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei "Ti ricordi?", ma tu non ricorderesti. Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell’anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade sorgono spesso pensieri malinconici e grandi; e in date ore vaga la poesia, congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene. Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione. Ci terremo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care. Fino a che si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre della città, le avventure, i vagheggiati romanzi. E allora noi taceremo, sempre tenendoci per mano, poiché le anime si parleranno senza parola. Ma tu - adesso mi ricordo - mai mi dicesti cose insensate, stupide e care. Né puoi quindi amare quelle domeniche che dico, né l’anima tua sa parlare alla mia in silenzio, né riconosci all’ora giusta l’incantesimo delle città, né le speranze che scendono dal settentrione. Tu preferisci le luci, la folla, gli uomini che ti guardano, le vie dove dicono si possa incontrar la fortuna. Tu sei diversa da me e se venissi quel giorno a passeggiare, ti lamenteresti di essere stanca; solo questo e nient’altro. Vorrei anche andare con te d’estate in una valle solitaria, continuamente ridendo per le cose più semplici, ad esplorare i segreti dei boschi, delle strade bianche, di certe case abbandonate. Fermarci sul ponte di legno a guardare l’acqua che passa, ascoltare nei pali del telegrafo quella lunga storia senza fine che viene da un capo del mondo e chissà dove andrà mai. E strappare i fiori dei prati e qui, distesi sull’erba, nel silenzio del sole, contemplare gli abissi del cielo e le bianche nuvolette che passano e le cime delle montagne. Tu diresti "Che bello". Niente altro diresti perché noi saremmo felici; avendo il nostro corpo perduto il peso degli anni, le anime divenute fresche, come se fossero nate allora. Ma tu - ora che ci penso - tu ti guarderesti attorno senza capire, ho paura, e ti fermeresti preoccupata a esaminare una calza, mi chiederesti un’altra sigaretta, impaziente di fare ritorno. E non diresti "Che bello!", ma altre povere cose che a me non importano. Perché purtroppo sei fatta così. E non saremmo neppure per un istante felici. Vorrei pure - lasciami dire - vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo. Quando i fantasmi della vita corrono sopra le cupole e sfiorano la gente nera, in fondo alla fossa delle strade, già colme di inquietudini. Quando memorie di età beate e nuovi presagi passano sopra la terra, lasciando dietro di sè una specie di musica. Con la candida superbia dei bambini guarderemo le facce degli altri, migliaia e migliaia, che a fiumi ci trascorrono accanto. Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensì sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell’uomo. Ma tu - lo capisco bene - invece di guardare il cielo di cristallo e gli aerei colonnati battuti dall’estremo sole, vorrai fermarti a guardare le vetrine, gli ori, le ricchezze, le sete, quelle cose meschine. E non ti accorgerai quindi dei fantasmi, né dei presentimenti che passano, né ti sentirai, come me, chiamata a sorte orgogliosa. Né udresti quella specie di musica, né capiresti perché la gente ci guardi con occhi buoni. Tu penseresti al tuo povero domani e inutilmente sopra di te le statue d’oro sulle guglie alzeranno le spade agli ultimi raggi. Ed io sarei solo. È inutile. Forse tutte queste sono sciocchezze, e tu migliore di me, non presumendo tanto dalla vita. Forse hai ragione tu e sarebbe stupido tentare. Ma almeno, questo sì almeno, vorrei rivederti. Sia quel che sia, noi staremo insieme in qualche modo, e troveremo la gioia. Non importa se di giorno o di notte, d’estate o d’autunno, in un paese sconosciuto, in una casa disadorna, in una squallida locanda. Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare - ti prometto - gli scricchiolii misteriosi del tetto, né guarderò le nubi, né darò retta alle musiche o al vento. Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo. Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti vecchi e dei soldi. Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche all’amore. Ma io ti avrò vicina. E riusciremo, vedrai, a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo. Ma tu - adesso ci penso - sei troppo lontana, centinaia e centinaia di chilometri difficili a valicare. Tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco tempo perché ti dimenticassi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose. [Dino Buzzati - Inviti Superflui]
--- || 16:59 || Soffocatemi di commenti (1) || ---
pagine altrui
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:: domenica, 25 settembre 2005 ::
"O il pozzo era davvero molto profondo, o lei cadde molto lentamente, perchè mentre precipitava trovò tutto il tempo di guardarsi attorno e chiedersi cosa le sarebbe successo. Cerco prima di tutto di guardare giù e di distinguere dove sarebbe finita, ma era troppo buio per vedere. allora si mise ad osservare le pareti del pozzo e notò che erano coperte di credenze e scaffali: qua e là c'erano anche cartine e quadri appesi." Maledizione, sono mesi che rimando un esame, e adesso che lo devo dare tra uno, due, tre giorni, me ne infischio. Come se fosse una cosa lontana da me, che non mi riguardasse. Cazzeggio, mi sdraio sul letto, mi metto lo smalto, vado a farmi un caffè, fumo sigarette, ascolto musica, mi siedo sulla sedia sbagliata (ovvero questa davanti al pc: la scrivania ce l'ho alla mia destra, e vedo quel libro di letteratura italiana aperto che mi chiama, ma ho deciso di non dargli corda). "L'aspetto più inquietante del contatto con gli extraterrestri è dato dalla possibilità che questi possano eseguire esperimenti su di noi. Ma un rapimento da parte degli alieni non potrebbe essere frutto di una mente debole o malata?" Ahah. Beh, la risposta l'ho avuta.
Farebbe proprio così male, lasciarsi scivolare in un buco nero?
Si può essere così irresponsabili, mi chiedo?
Ma sì, mi rispondo da sola, quasi divertita. Perchè le stronzate le posso fare giusto ora. Altrimenti cosa racconterò mai, ai miei futuri nipoti?
Ma, a dire la verità, mi manca qualcosa. L'estate. Quell'estate capricciosa che si è rifiutata di venire, lasciandomi la bocca piena giusto di languore e malinconia. E adesso mi aspetta l'autunno. Un autunno senza la propria estate.
Sto rincoglionendo io, o forse è il mondo ad andarsene al contrario?
Talvolta mi domando perchè non vengano a rapirmi gli alieni.
--- || 15:43 || Soffocatemi di commenti (2) || ---
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:: domenica, 25 settembre 2005 ::
Ottimo. Credo di aver fatto le giuste aggiunte al blog. E ora non mi resta altro da fare che riempirlo...Sarò abbastanza fedele, almeno in questo? Un pò ne dubito.
--- || 13:47 || Soffocatemi di commenti (3) || ---
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:: sabato, 24 settembre 2005 ::
Su, su, non siate stupiti per quanto sono diventata brava nel fare il template del blog. Ovviamente non è opera mia. Mi piacerebbe molto che lo fosse, ma ho promesso a me stessa che presto m'impegnerò e ne farò uno tutto mio. Certo, le mie promesse sono sempre piuttosto patetiche, ma adesso che finalmente ho messo la flat, tutto è possibile. Anche che possa tornare ad essere una maga di internet! Università permettendo. Lo so, lo so, le scuse non sono un buon inizio. Ma per adesso mi sono d'aiuto.
--- || 17:36 || Soffocatemi di commenti || ---
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La sola regola eroica: essere soli soli soli. Quando passerai una giornata senza presupporre nè implicare in nessun tuo gesto o pensiero la presenza di altri, potrai chiamarti eroico. O altrimenti essere Cristo - cioè annientarsi. Ma l'hai detto ieri - nessuno rinuncia a ciò che conosce - e tu conosci troppe cose.
Chi si sbaglia è chi non capisce ancora il suo destino. Cioè non capisce qual è la risultante di tutto il suo passato - che qui segna l'avvenire. Ma lo capisca o no, glielo segna lo stesso. Ogni vita è quello che doveva essere.
[Cesare Pavese]

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